Giovedì ho la prima morfologica. Magari, se fagiolins si degnerà, sapremo il sesso. Per me ha poca importanza se maschio o femmina, ma vorrei saperlo.
Comunque sia, inevitabilmente mi viene alla mente quello che accadde con SuperT.
Dopo alcuni anni di relazione a (lunga) distanza decido veramente di mollare una grande opportunità lavorativa per andare dall’uomodeltunnel e capire se alla fine di tutto ne valeva proprio la pena di stare appresso a un vagabondo come lui. Vivevo ancora con due amiche in casa (la stessa dove campeggiamo ora, ma senza coinquiline), non avevamo quindi mai vissuto insieme e dovevo prendere io una decisione perchè se aspetti gli uomini….
Partenza definitiva per
Banos de Agua Santa, Ecuador
, settembre 2005.
Un paesino ai piedi dell’attivissimo vulcano Tungurahua. Un paese dove è vietato parcheggiare entrando con il muso della macchina, perchè in caso di evacuazione la macchina deve essere pronta a partire e uscire all’istante.
Un paese dove tutto è mooooolto lento. Dove dopo una settimana conosci già tutti.
Non sapevo una parola di spagnolo e appena arrivata mi sono iscritta ad una specie di corso. Tanto non avevo proprio niente da fare. Camminavo. Esploravo. Facevo la “mogliettina”. Ci ho creduto talmente tanto in questo ruolo che dopo appena un mese sono rimasta incinta.
E così una mattina mi sono alzata “diversa”. Ho dato la solita occhiata al vulcano (oggi stai tranquillo vero?), il reggiseno mi stava più stretto del solito (mah sarà l’aria della montagna), con un fastidio a tutti gli odori per strada (e ce ne sono moltiiiiii).
E così mi ritrovo ad andare in farmacia e chiedere “un test de gravidansa” che ovviamente non esiste visto che è il test de embarazo…ma alla fine ci siamo capiti.
Con un test positivo scoperto insieme mia sorella collegata via skype e la telefonata alla ginecologa in Italia per le prime istruzioni.
Ma soprattutto la prima visita.
Una dottoressa RUSSA in uno studio minuscolo. Sala d’attesa con ragazza di probabilmente 16 anni e alla sua terza gravidanza (io ero considerata una vecchiona senza figli), una donna con una capretta al guinzaglio e un via vai continuo.
La dottoressa mi parla in spagnolo con accento russo. Siamo a posto. Mi fa un’ecografia e mi dice di andare ad Ambato, la città più vicina, per fare degli esami. OK CE LA POSSO FARE. E ce la faccio.
Passano 6 mesi e poi torniamo in ITalia. Non me la sono sentita di partorire là.
Prima di partire in un piccolo supermercato io e l’uomodeltunnel incontriamo lo SCIAMANO del paese (un ubriacone in realtà) che prende una bottiglia di vino rosso, la spacca contro lo scaffale per aprirla, mi pone la mano destra sulla pancia (ho avuto un po’ paura lo devo ammettere) e mi dice…”Es una niña”. E poi ci fa bere il vino…
Va bene Sciamano, peccato che poi è nato un bel maschietto di 3 chili e 4!