Ci siamo. Sono all’ultima settimana di “visita italiana”.
Da domani si comincia con l’organizzazione del viaggio di ritorno a NY, con la preparazione della valigia (quanto odio fare le valigie!) e con i saluti.
Dovete sapere che nella valigia dell’espatriato non mancheranno mai il grana e il caffè.
A NY costano troppo. Troppo per dei normali consumatori quotidiani come noi e poi portarseli da casa è “diverso”.
Mi piace nei primi giorni dopo il mio arrivo, mettere in tavola il grana comprato all’Esselunga. Ancora mezzo avvolto nella plastica della confezione…
Non prendetemi per matta, ma quando si sta tanto lontano da casa sono i particolari di tutti i giorni che mi mancano.
Ecco, sono qui davanti al computer che cerco di organizzare i miei prossimi giorni di fuoco prima della partenza. Tutto da fare all’ultimo minuto, ovviamente. Tutto di fretta.
E tanto per semplificare la nevrotica organizzazione, mi è scoppiato un bel mal di denti…
Tutto per cercare di non pensare troppo ai SALUTI.
I saluti, per chi vive lontano, sono sempre difficili. Non ci si abitua mai. Soprattutto da quando c’è SuperT.
I bambini crescono così velocemente e tutti hanno sempre paura di perdersi ogni piccolo istante. Temono che SuperT si dimentichi dei nonni, degli zii, degli amici, dei momenti passati insieme. Ma SuperT si ricorda molto bene di tutti (non vi preoccupate nonni!).
E poi devo dire che da quando c’è Skype anche mia madre si è trasformata (per amor di nipotino) in nonna-tecnologica.
Spesso quando sono a casa a NY, complice anche il fuso orario, teniamo per ore la webcam accesa a mo’ di “Grande Fratello”, la nonnatelematica ci fa compagnia ed è divertente.
Certo non è la stessa cosa, ma aiuta dai.
Comunque sia, i saluti sono sempre tristi e vi giuro che vorrei saltare quel momento all’aeroporto quando io e SuperT passiamo il controllo per avviarci al gate e dobbiamo lasciare i nonni dietro. Vorrei proprio cancellare quell’istante.
… ma in valigia porto il grana, il caffè, la biancheria lavata che profuma di detersivo e che per un po’ lascia “l’odore di casa” tra i vestiti.
E poi fra poco torniamo, no?!
un nonsaluto da wwm
oh wwm mi hai fatto venire le lacrime. ti capisco, mi immedesimo e sono felice che esiste la tecnologia che può rendere meno difficile la distanza, soprattutto per i nonni.
mi vedo il tuo viaggio come una catapulta che ti fa arrivare in un balzo in un’altra realtà, un altro mondo dove ormai comunque hai le tue abitudini e i tuoi ritmi.
buon viaggio e attendiamo relazione dettagliata al tuo rientro a new york!
tutto uguale anche per noi ….il grana sottovuoto cosi dura di piu’, un pezzo di pecorino puzzolente, il pesto …..eppoi arrivati al metal detector si cerca di andare piu’ veloci, senza girarsi troppo a salutare, altrimenti le lacrime scendono. anche se per noi poi non sono 9 ore di volo e quando vogliamo possiamo tornare anche per un w-end, ma ti prende quel nodo alla gola ….ti capisco, eccome ti capisco
Ah, ricordo anch’io gli anni del grana e del caffé! Gli anni in cui i prodotti italiani si trovavano solo nei negozi italiani e li pagavi a peso d’oro. Ora per fortuna i British si sono italianizzati, da Tesco trovo di tutto.
Immagino che le distanze intercontinentali rendano i saluti molto più difficoltosi.
Non dev’essere facile. Nè emotivamente, nè praticamente. Ma è fonte di ricchezza inesauribile e questo lo sai.
Grana o Parmigiano? Mi raccomando, la prossima volta…Parmigiano! 😀
Silvia
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