Tu expat, non hai il diritto di lamentarti

In qualità di expat ci sono diversi vantaggi da elencare ma ci sono altrettanti aspetti negativi.
Ecco già questa prima frase darà fastidio alla maggior parte delle persone.

Perchè se c’è una cosa che un espatriato non può assolutamente fare è LAMENTARSI.
No non ci si può lamentare mai…perchè in fondo “ ce la siamo voluti no? “.

Qualsiasi persona, che fondamentalmente non è passata per l’iter dell’espatrio o che è passata in tanti anni addietro o che ha traslocato per innumerevoli volte e quindi si sente un po’ superiore… beh qualsiasi persona che sente una lamentela di un expat, pensa subito una o più di queste frasi:
“hai voluto la bicicletta? beh mo’ pedala!” oppure
” che cosa ti lamenti che non sei qui (posto qualsiasi che sia Italia o Mozambico, il QUI è sempre peggio del tuo)”,
“ti manca la famiglia?? beh ma chi ti ha detto di andartene??”

Nessuna pietà, perchè l’expat deve essere sempre individuo f elice e soddisfatto quanto basta , perchè anche il troppo non va bene.
Perchè se te ne sei andato “nessuno ti ha obbligato a farlo”. Affermazione discutibile comunque.

Una settimana fa più o meno ho letto questo post di Valentina, del Blog The Greatest Gift , sul suo primo mese a Houston . Un post un po’ triste nel quale mi rivedo. Ad ogni trasloco.
I primi mesi per noi espatriati-frignoni sono sempre duri.
Non importa che tu vada a vivere nella città più bella del mondo o nel paese più facile, i primi mesi sono schifosi.

Un po’ perchè è tutto nuovo, un po’ perchè di solito non hai dimora stabile.
Perchè i muri della casa nuova non hanno ancora l’ odore di CASA , perchè le strade non sono quelle famigliari, perchè ancora non guidi in giro per la città mentre pensi ad altro e fai la strada in automatico, perchè ancora ci metti ore al supermercato per capire cosa comprare e quanto costa cosa.
Spesso vivi in mezzo a scatoloni, materassi gonfiabili, piatti di carta e valigie aperte al posto degli armadi.
E poi quell’odore. Quell’odore che non è ancora il tuo.
Quei visi a scuola, nel palazzo, per la città che ancora non sono amici. Lo diventeranno però.

Lo sforzo che si deve fare per ritagliarsi lo spazio nella società. Eventi, cene, caffè a scuola. Partecipare a TUTTO per poter conoscere qualcuno e non dover stare in casa o a fare la spesa. Per non stare soli.

La rabbia dentro che hai inizialmente. Perchè all’inizio sei incazzata con tuo marito  “che ti ha portato via dagli amici e dalla famiglia e da casa tua”. Sei incazzata nera con tutto. Ma è un’incazzatura lieve, che ti serve per non disperarti e prendertela con tuo marito è più facile. Nonchè giusto secondo me!

Ma non puoi e non devi lamentarti. Con nessuno e soprattutto non con la famiglia perchè se no si PREOCCUPANO. E io onestamente non voglio far preoccupare nessuno perchè non c’è nulla di cui preoccuparsi. Sto bene, stiamo benissimo. Abbiamo bisogno solo di tempo. Il tempo necessario per adattarci.

Insomma il processo è questo, se tutto va bene: disperazione, rifiuto/incazzatura, shock per il cambiamento/cultural shock, accettazione, adattamento.

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Source: Study Abroad

C’è bisogno di tempo, di buona volontà, voglia di mettersi in gioco, coraggio. Tutti ingredienti che abbiamo e quindi andrà tutto bene.

Però lasciateci anche ogni tanto lamentare perchè insomma non è facile. Non è tutto rose e fiori vivere lontani da casa. Ci sono pro e contro, come in ogni situazione quindi anche se abbiamo deciso di andarcene via da tutto ciò che amiamo non vuol dire che tutto è più semplice o che non sentiamo la mancanza di “casa”, qualsiasi essa sia.

Siamo esseri umani. Sì anche noi. E se oggi sono felice come una Pasqua perchè ho passato la mattinata al bar a ridere con altre mamme magari domani sarò depressa perchè mi manca andare a passeggio per San Francisco.
Questo non vuol dire che non sono felice o che odio tutti. NO!!!! (Lo scrivo soprattutto per quelle persone che ho conosciuto qui e che sono fantastiche e che si preoccupano di leggere certe cose – grazie Alba).
Ogni tanto mi sfogo, ogni tanto divento una expat-frignona-musona, perchè ho ancora un po’ il cuore spezzato. E i cuori spezzati hanno bisogno di tempo per curare.

Perciò, perdonate l’umore traballante. D’altronde, me la sono cercata no? 😀

1 mese a Dubai

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E’ passato un mese da quando siamo arrivati a Dubai .

Un mese e onestamente mi sembra di essere arrivata una settimana fa. Non tanti progressi a dire il vero.
Il ritmo è principalmente dettato dalla scuola e dalle trafile burocratiche del momento. Visto, patente, visto, residenza, casa, contratto si forse, allacciamentei, macchina da noleggiare, pediatra, assicurazione, di nuovo visto…

Prime impressioni? Non sono ancora sicura che mi piaccia stare qui, è troppo presto per dire.
E’ un po’ il far west qui quando si tratta di accapparrarsi la casa, trattare per il contratto, guidare. Ecco guidare…mi sto piano piano abituando ma per una che ha la fobia dell’autostrada come me vivere in una città dove ci sono SOLO autostrade non è proprio facile.
Ma ce la faremo.

La storia che non paghi le tasse è figa se sei multimilionario. Se sei un comune mortale, come noi, è tutta ‘na bufala. Quando vai a fare la spesa non ti mettono l’iva…a parte….ma il prodotto medio costa comunque più del normale e quindi ciccia.

Fa caldo e il più delle volte ti sembra di stare in vacanza. Onestamente mi sentivo così anche a Las Vegas e a San Francisco, quindi mentre per molti nuovi expat che vengono qui, questa è una figata per me è del tutto normale. Cioè sono una viziata per quanto riguarda città belle e vacanziere e con clima bello tutto l’anno.

Passiamo al prossimo punto: siamo più vicini all’Italia. Beh dunque visto che l’Italia è 3 ore indietro non è poi così facile comunicare con la mia famiglia. Soprattutto anche perchè per noi venerdì e sabato qui sono weekend a differenza dell’Italia. Però ecco sempre meglio di 9 ore di prima forse.

La gente è molto coridale ed ospitale . Sono tutti expat e quindi tutti passati per la tua stessa situazione di nuovo arrivato e quindi fare amicizia e trovare aiuto è facilissimo.
Più facile che in qualsiasi altro posto dove abbiamo vissuto.
Inoltre adoro l’internazionalità di questa città. Viviamo in mezzo a stranieri e la cosa più comune è avere un caffè o ritrovarsi a chiaccherare tra spagnoli, tedeschi, americani, indiani, olandesi, francesi….
E così anche i miei figli hanno amici da tutte le parti del mondo. Era una situazione che avevo ritrovato anche a San Francisco ma qui ovviamente è esponenziale. E’ meraviglioso!

Viviamo vicino a posti che a detta di tutti sono meravigliosi e da visitare e io non vedo l’ora di scoprire questa parte del mondo.

Vivo alti e abssi in continuazione. Ultimamente più bassi che alti.
I bambini cominciano a richiedere le loro cose, i loro spazi. E ne ho bisogno anche io.
Entro febbraio dovremmo essere in una casa nuova , probabilmente con le nostre cose e credo che questo potrebbe aiutare davvero molto.

E’ una bella città? Mmmmm dipende dai punti di vista. Ci sono gru ovunque, costruzioni ovunque e sti palazzoni palazzoni palazzoni da tutte le parti. Ci sono grattacieli pazzeschi e architettonicamente uno spettacolo. Però non saprei cosa pensare ora.

La viabilità di questa città è qualcosa di agghiacciante. Strade ad imbuto che creano code chilometriche e semafori eterni. Cioè sto parlando di semafori che durano 8 MINUTI.
Avete presente quanti sono 8 MINUTI ad un semaforo???? Un eternità. Di più. E code linghissime.

I centri commerciali. Si vive di centri commerciali. Io non sono contro ai MALL onestamente…l’unico problema è il parcheggio e la MARE DI GENTE.
Tanta tanta tanta gente. Però i negozi sono lì e quindi a volte bisogna andarci.
Sono sicura che comincerò a trovare negozi o altri luoghi dove andare a fare shopping. Per ora vado in quelli turistici…

Spero di abituarmi presto. Anzi ne sono sicura dai. So che arriverà quel momento perchè ci sono persone meravigliose qui e questo per me è la cosa più importante.
Un mese è passato e ora vediamo cosa succede….

Dalle stelle e strisce al deserto

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E così ci siamo.
Abbiamo lasciato, con non poche lacrime, San Francisco e l’America per iniziare la nostra nuova avventura a Dubai .

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Il 21 di dicembre siamo partiti per l’Italia dove abbiamo passato in famiglia il Natale. L’idea di farci una tirata da San Francisco a Dubai e passare il Natale in un residence, non ci convinceva per niente.
E così, dopo ben 5 anni, abbiamo festeggiato con grandi cene e grandi pranzi insieme a zii, nonni e cugini.
Il 28 dicembre rifacciamo le valigie e partenza per Dubai.

Ok il nostro arrivo non è stato dei più tranquilli. Siamo arrivati alle 4.00 del mattino (ore italiane) con bambini mezzi addormentati.
Carichi di valigie che non potete immaginarvi e con un paio di trafile per il visto e il noleggio della macchina da fare.
Una volta caricata la macchina, fiduciosi ci siamo diretti verso quello che doveva essere il nostro appartamento momentaneo….ma no!
Carte di credito non accettate, casini vari…morale niente casa.
I bambini si trascinano da una sedia all’altra e dalla macchina al primo bar e dormono ovunque. Intanto per fortuna abbiamo un caro amico che ci viene in soccorso e ci presta la sua casa mentre lui è in Italia in ferie.
Cioè il nostro angelo.

Alla fine della giornata riusciamo quindi ad entrare in una casa. Una stupenda casa, oserei dire e crolliamo tutti. Dormiano non si capisce bene a che ora e per quanto.

Il giorno dopo mia figlia comincia a vomitare l’impossibile. Non riuscivo neanche a darle l’acqua con il cucchiaino perchè vomitava subito.
Ottimo.
Mio marito va in giro per la città cercando di sistemare questa cosa del residence.
Il 29 dicembre.
Tra un vomitino e l’altro riesco a chattare con una ragazza incontrata su un gruppo a dir poco straordinario su facebook che si chiama “Donne Italiane a Dubai”. Un esercito di donne pronte a rispondere a qualsiasi domanda e ad aiutarti.
Mi offro di fare la grafica di un invito a questa ragazza del gruppo e subito diventiamo amiche. Mi aiuta un sacco e morale a Capodanno finiamo a casa sua.
Insomma un bell’incontro!

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E così durante quella serata, sento che le cose andranno meglio. Incontro un’altra coppia simpatica e con entrambe leghiamo fin da subito.
La domenica 4 dicembre i bambini cominciano la scuola.
Giulia piange disperata mentre Tommy, anche se un po’ nervoso, va tranquillo.
Io piango disperata.
Oh che ci volete fare!!!

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E’ passata una settimana di scuola e due da quando siamo arrivati.
La mia impressione è che qui ci vivono un sacco di ricchi che vivono in una bolla tutta loro. La maid a casa è un must (anche se non per noi) così come le nannies.
Molte delle mamme della scuola non lavorano, sono strafighe e vengono alle riunioni con tacco 12 (non io che onestamente mi sento al mare e quindi sono sempre in ciabatte, pantaloncini e maglietta).
La viabilità delle strade è una scienza qui a Dubai. E’ tutta autostrade che si incrociano, reincrociano, una su, una giù, nomi lunghissimi, nomi che non mi ricordo per niente, una casino che non potete capire.
Le Ferrari fioccano e ti sfrecciano per strada a destra a sinistra che ti fanno la messa in piega anche con i finestrini chiusi.
Il cibo è ottimo e finalmente trovo il pane. Il pane pane. Quello buono.
Non esiste l’asciugatrice ma lo stendino (che per una americana come me è un dramma).
C’è il Carrefour e mi sembra di fare la spesa in Italia…con l’aggiunta che trovi prodotti un po’ da tutto il mondo.
Ci sono i MALL. I giganti Centri Commerciali e parcheggiare è disastroso.
E’ una città cara. Devo ancora scovare i posticini dove fare affari, ma ho tempo.
E’ una città strana. Della sua stranezza però ve ne parlerò più avanti.
Il clima ora è fantastico!

Ed eccoci qui quindi. Mi devo ancora adattare. Abituare.
Mi manca San Francisco, mi mancano i miei amici.
Sono certa che troverò il bello di qui e non vedo l’ora di scrivervelo! IMG_9938
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