Fa caldo. Ma caldo quanto?

dubaigradi

Ritornata a casa e ritornata a scrivervi.
La pausa estiva me la sono presa qui ma non su Amichedifuso.com dove mi potete seguire con altre amiche sparse nel mondo.

Qui la pausa me la posso prendere e riprendere un po’ a piacimento perchè anche se non ho smesso mai di lavorare, il tempo che mi rimaneva l’ho dedicato a delle persone molto speciali quest’estate di cui vi parlerò nel dettaglio presto: i miei bambini, la mia mamma, la mia famiglia e mio papà.

Ieri sera sono ritornata a Dubai dopo più di due mesi fuori. Psicologicamente pensavo di essermi preparata al caldo del rientro. Ma in realtà non si è mai preparati veramente a queste temperature.
Il primo impatto l’ho avuto uscita dall’aereo alle 8 di sera e un vento caldo che ti avvolge. 38 gradi.
Pensavo peggio.

L’aria condizionata dell’aereoporto e del taxi mi fanno quasi dimenticare tutto fino a quando non arriviamo a casa.
Apro la porta di questa casa rimasta chiusa per 2 mesi e mezzo.
I 38 gradi dell’esterno sembrano una ventata di aria fresca in confronto alla fornace di casa.
Ho sperimentato nuove forme di sudorazione.
Penso ci siano stati 50 gradi. Forse 80 non so…ma erano troppi.
Mollo i bagagli faccio cambiare i bambini, metto a palla tutti i condizionatori e usciamo a mangiare.
Cerco di stare fuori il più possibile sperando la casa si rinfreschi.

Torniamo verso le 11.30 di sera. Il caldo forse è diminuito di un paio di gradi. Per fortuna la mia stanza è quella che si è rinfrescata di più.
Prendo materassi dei bambini e li butto in camera mia. Si dorme da me e non si esce di qui finchè non si respira. Ci siamo riforniti di acqua, chiuso le porte, messo i bambini in mutande e siamo finalmente crollati.

Ma cosa vuol dire esattamente avere una casa calda? Vivere in un paese così caldo?
Vuol dire tante cose alle quale prima non avevo mai pensato.
Per esempio:

  • andare in bagno per lavarsi i denti o risciacquarsi il viso con l’intenzione di rinfrescarsi… ma scoprire che l’acqua è sempre calda. Calda calda. Perchè i tubi sono roventi e non hai la possibilità di farti una doccia ghiacciata. Di lavarti i denti con acqua fresca. No tutto ben ben caldo.
  • vuol dire sedersi per fare la pipì sull’asse del water calda. Che è un po’ quella sensazione di quando entri in bagno dopo qualcun’altro…e io questa l’ho sempre odiata, a dire il vero.
  • vuol dire vivere con il sottofondo del rumore dell’aria condizionata. che quando la spegni ti sembra di stare nel vuoto.
  • vuole dire avere tutto caldo: le posate, i bicchieri, i piatti
  • …e ancora i vestiti, le lenzuola..
  • il caldo del cuscino che non si rinfresca neanche con il trucco del “giro il cuscino dall’altra parte”
  • che non vi venga in mente di comprare delle candele da maggio a ottobre! che siete matti? si squagliano a vista d’occhio (interessante se volete giocare con la cera però).
  • vuol dire fare la doccia (calda) uscire e dopo 5 minuti sentire il bisogno di farne un’altra (ancora più calda)
  • non avere il bagno con l’aria condizionata e come avere una sauna in casa.
  • se vai in bagno… non puoi aprire la finestra per “dare una rinfrescata”. Potresti morire.
  • vuol dire aprire e chiudere il frigorifero nel minor tempo possibile e il meno possibile che se no non si rinfresca niente
  • spendere tanto tanto tanto in acqua
  • se hai il giardino puoi dire addio ai risparmi. La casa è stata disabitata per due mesi e la bolletta della luce/acqua è rimasta uguale a giugno. siamo sinceramente disperati.
  • il giardino sul quale hai speso paccate di soldi in acqua e giardiniere, è comunque bruciato. Viviamo pur sempre in mezzo al deserto…che te ne fai del giardino mo’!
  • ci si sposta solo in macchina, si resto per lo più in casa e se si va in piscina, si resta IN piscina. Fuori dall’acqua is not possible .

Queste sono le tante belle cose che si possono sperimentare vivendo in un paese rovente.
Certo è che viviamo sapendo che dopo questi mesi di tortura, saremo noi a godercela mentre gli altri si lamenteranno del freddo e del gelo.

E allora la vendetta sarà consumata hihihihi!

Un incontro speciale

Un paio di settimane fa ho avuto l’onore di incontrare una nuova amica. Una donna speciale, brillante, intelligente e di cuore. Difficile non andarci d’accordo…almeno non per me.

E’ travolgente. Sto parlando di Mimma Zizzo di Mamme nel Deserto . La persona che mi ha tirato in mezzo nel progetto di Amiche di Fuso.

Ci tenevo a scrivere qui che condivido la sensazione di affetto e di euforia che Mimma descrive nel post su AMICHE di F USO.
E che il fotoromanzo è il risultato di come è stato divertente, spontaneo e frizzante questo weekend.

Grazie Mimma, perchè nonostante l’invidia della gente (perchè l’invidia l’è na bruta bestia ) la tua persona speciale viene fuori senza troppe forzature ed è davvero difficile non volerti bene fin dal primo momento!

E… Buon Compleanno !!!!

E ora andate a leggervelo ‘sto fotoromanzo va.

Fotoromanzo Amiche di Fuso

Link al Fotoromanzo di Amiche di Fuso: L’incontro .

Avere delle amiche di fuso…ma che è?

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Da un mesetto circa sono diventata una collaboratrice del blog “ Amiche di Fuso “.
Non sono qui a scrivervi la rava e la fava di quanto è interessante e fatto bene questo blog. Lo andate a vedere e capirete subito.

Questo post in realtà è un racconto di cosa è per me Amiche di Fuso.
Ve lo dico onestamente. Non sono una che ama far parte dei grupponi di donne. Mi mettono in soggezione, a volte mi fanno paura. Sono una timida di natura e anche una che ama fare la “simpaticona”.
Spesso questo risulta magari antipatico.
Inoltre avevo paura di non riuscire a starci dietro. Faccio fatica a scrivere con costanza nel mio blog e quindi mi sembrava quasi ti tradire worldwidemom…

E invece ho seguito l’istinto e la simpatia di Mimma Zizzo ( Mamme Nel Deserto) e ho accettato.
Quel che non sapevo era che avrei trovato davvero delle amiche.
No no no non è una sviolinata.

Provate ad immaginare di aver sempre qualcuno a qualsiasi ora del giorno pronto a scambiare due chiacchere con te, a fare una battuta e farti ridere.
Un gruppo allegro. Niente cose da mammolette, niente ricette (cit. Mimma), niente frignate.

Sono come tornata dietro nel tempo a quando avevo “la cumpa”. Al tempo non c’era whatssapp, internet, facebook e tantomeno esistevano i blog.
Ci si incontrava dal muretto o dalla panchina in piazza. Si facevano “le vasche” e ci si confidava, si chiaccherava, si rideva, ci si teneva compagnia. La cumpa.
Ora che viaggio spesso ho perso tutto questo.

Forse sarebbe cambiato comunque perchè ognuno di noi poi ha famiglia, cazzi e mazzi di ogni vita.
Con amiche di fuso sono tornata ai “ragazzi del muretto” con un nuovo taglio al femminile.

E poi ci sono i post. Le vite di tutte in paesi diversi.
E ci si danno i consigli a distanza che sono fantastici: la “bionda” in Kuwait che mi consiglia la crema per le punture di zanzare da comprare qui, io che magari consiglio il latte da prendere in America, una che compra gli stivali da cowboy all’altra , e poi le strane coincidenze di amicizie perchè il mondo, amici miei , è PICCOLO.

Si parla un linguaggio tutto particolare. Il linguaggio delle donne, mogli, mamme expat. Le battute su certi cibi, modi di dire locali che non si capiscono.
La difficoltà nel parlare una lingua non nosta e farsi un po’ di risate.

Condividere recite o chiedere consiglio per una mise. Passare dire ciao, buongiorno o buonanotte a seconda del fuso.

Organizzare una cena a fine giugno con le altre che passano per Milano.
Essere emozionata perchè domani vedrò una di queste mie amiche virtuali. Che virtuali io non le sento.
E’ come se fossero qua (o forse sto diventando solo matta).

Son qui a parlarvi di questo gruppo di donne ma anche un po’ per ringraziarle.

Ciao belle donne, grazie per avermi accolto nel gruppo fuso.
Mimma, Kuwait – Mamme nel Deserto
Federica, Thailandia – Mamma in Oriente
Valentina, Germania – Riciclattoli
Valentina, Texas – Parole Sparse qua e là
Drusilla, in transito verso l’Arabia SAudita – Mamme nel Deserto
Serena, Australia
Anna, Francia
Nadja, Perù – Abaya and Heals
Alessia, Louisiana
Renata, Wisconsin
Valentina, Houston – The greatest Gift
Sabina, San Francisco – Living in San Francisco: that’s a cultural shock
Greta, Wisconsin – Buongiorno Milwaukee

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Il mio primo post su AdF: Elena, frequent Expat per caso