1 mese a Dubai

dubai

E’ passato un mese da quando siamo arrivati a Dubai .

Un mese e onestamente mi sembra di essere arrivata una settimana fa. Non tanti progressi a dire il vero.
Il ritmo è principalmente dettato dalla scuola e dalle trafile burocratiche del momento. Visto, patente, visto, residenza, casa, contratto si forse, allacciamentei, macchina da noleggiare, pediatra, assicurazione, di nuovo visto…

Prime impressioni? Non sono ancora sicura che mi piaccia stare qui, è troppo presto per dire.
E’ un po’ il far west qui quando si tratta di accapparrarsi la casa, trattare per il contratto, guidare. Ecco guidare…mi sto piano piano abituando ma per una che ha la fobia dell’autostrada come me vivere in una città dove ci sono SOLO autostrade non è proprio facile.
Ma ce la faremo.

La storia che non paghi le tasse è figa se sei multimilionario. Se sei un comune mortale, come noi, è tutta ‘na bufala. Quando vai a fare la spesa non ti mettono l’iva…a parte….ma il prodotto medio costa comunque più del normale e quindi ciccia.

Fa caldo e il più delle volte ti sembra di stare in vacanza. Onestamente mi sentivo così anche a Las Vegas e a San Francisco, quindi mentre per molti nuovi expat che vengono qui, questa è una figata per me è del tutto normale. Cioè sono una viziata per quanto riguarda città belle e vacanziere e con clima bello tutto l’anno.

Passiamo al prossimo punto: siamo più vicini all’Italia. Beh dunque visto che l’Italia è 3 ore indietro non è poi così facile comunicare con la mia famiglia. Soprattutto anche perchè per noi venerdì e sabato qui sono weekend a differenza dell’Italia. Però ecco sempre meglio di 9 ore di prima forse.

La gente è molto coridale ed ospitale . Sono tutti expat e quindi tutti passati per la tua stessa situazione di nuovo arrivato e quindi fare amicizia e trovare aiuto è facilissimo.
Più facile che in qualsiasi altro posto dove abbiamo vissuto.
Inoltre adoro l’internazionalità di questa città. Viviamo in mezzo a stranieri e la cosa più comune è avere un caffè o ritrovarsi a chiaccherare tra spagnoli, tedeschi, americani, indiani, olandesi, francesi….
E così anche i miei figli hanno amici da tutte le parti del mondo. Era una situazione che avevo ritrovato anche a San Francisco ma qui ovviamente è esponenziale. E’ meraviglioso!

Viviamo vicino a posti che a detta di tutti sono meravigliosi e da visitare e io non vedo l’ora di scoprire questa parte del mondo.

Vivo alti e abssi in continuazione. Ultimamente più bassi che alti.
I bambini cominciano a richiedere le loro cose, i loro spazi. E ne ho bisogno anche io.
Entro febbraio dovremmo essere in una casa nuova , probabilmente con le nostre cose e credo che questo potrebbe aiutare davvero molto.

E’ una bella città? Mmmmm dipende dai punti di vista. Ci sono gru ovunque, costruzioni ovunque e sti palazzoni palazzoni palazzoni da tutte le parti. Ci sono grattacieli pazzeschi e architettonicamente uno spettacolo. Però non saprei cosa pensare ora.

La viabilità di questa città è qualcosa di agghiacciante. Strade ad imbuto che creano code chilometriche e semafori eterni. Cioè sto parlando di semafori che durano 8 MINUTI.
Avete presente quanti sono 8 MINUTI ad un semaforo???? Un eternità. Di più. E code linghissime.

I centri commerciali. Si vive di centri commerciali. Io non sono contro ai MALL onestamente…l’unico problema è il parcheggio e la MARE DI GENTE.
Tanta tanta tanta gente. Però i negozi sono lì e quindi a volte bisogna andarci.
Sono sicura che comincerò a trovare negozi o altri luoghi dove andare a fare shopping. Per ora vado in quelli turistici…

Spero di abituarmi presto. Anzi ne sono sicura dai. So che arriverà quel momento perchè ci sono persone meravigliose qui e questo per me è la cosa più importante.
Un mese è passato e ora vediamo cosa succede….

Fenomenologia dell’Expat

vita da expat

Sono ormai 10 anni e più che giro per il mondo. A breve (fra due settimane) il nostro prossimo trasloco internazionale…da San Francisco a Dubai. Big change!

Tra una posto e l’altro sono stata fortunata ad aver incontrato tante magnifiche persone. E moltissimi espatriati italiani con storie diverse e interessanti da raccontare. Tutti hanno un percorso diverso che li ha portati ad intraprendere questa scelta di vita e da tutti c’è indubbiamente da imparare.

Negli anni ho constatato che esistono diversi tipi di expat. Probabilmente ogni tipologia che elencherò fa un po’ parte di un’unica figura. Io, in fondo, mi ritrovo un po’ in ogni caratteristica! Sentitevi liberi di commentare e aggiungere altri gruppi se volete!

  • la mamma expat : la mamma expat, soprattutto se partorisce all’estero, è quella che di solito è sempre preoccupata perchè non trova mai la babysitter giusta, che “oddio come faccio a svezzare mio figlio senza la carne liofilizzata”, “oddio mio figlio non parla a due anni” (tutti i bambini bilingue iniziano tardi. TUTTI!), di solito se in America deve preparare il lunchbox per i bambini a scuola (e maronna santa a me quanto pesa sta cosa). La mamma italiana expat urla più delle altre, vuole sempre organizzare merende, si carica i figli degli altri sempre. Perchè noi mamme siamo sempre mamme di tutti. Soprattutto degli altri bambini italiani.
  • l’expat cuoca : allora non cominciamo a girarci intorno, siamo tutti d’accordo sull’argomento. La cucina italiana è la migliore al mondo. A me piace mangiare di tutto…ma non c’è proprio paragone. Su questo non si discute.
    E pertanto l’italiana expat anche la più mediocre in Italia, all’estero è un gran chef. Va da sè che chi era già bravo, qui proprio sfoggia il non plus ultra delle ricette italiane. Io di solito sono sempre la migliore amica di queste cuoche expat perchè nonostante tutto io, se non fosse per il Bimby, in cucina sono…bravina dai.
  • expat “so tutto io” : c’è una parte di quelli che magari hanno viaggiato parecchio e che un po’ se la tirano. Sanno tutto. Quello che non puoi fare una battutta che ti stronca subito raccontandoti dell’aneddoto avvenuto anni prima e che sfata la tua affermazione. Qualunque essa sia. Quello con il quali devi fare la gara a chi è stato più in giro o chi ha vissuto più anni in un posto.
  • il newbie – cioè il nuovo arrivato: se incontrate, come spesso capita a me, una famiglia expat appena arrivata la prima cosa che di solito ti dice, e ripete, è “Ah ma noi ci facciamo uno o due anni al massimo di esperienza e poi torniamo in Italia eh! Abbiamo ancora la casa in affitto con tutti i mobili!! “. Sono quelli che di solito arrivano ad agosto ed hanno già prenotato il volo per Natale per andare in Italia.
    Ecco la stessa famiglia la rivedrete esattamente un anno dopo (ci vuole un anno all’incirca) e avranno disdetto l’affitto in Italia, venduto i mobili e probabilmente comprato casa nel nuovo paese. E proprio gli stessi ti diranno “ah no noi in Italia non credo ci torneremo più eh!” . (noi eravamo anche questi).
  • di solito il newbie fa parte per un primo periodo della Expat Malinconica perenne : insomma quella che non riesce ad adattarsi e che spesso si lamenta di tutto ciò che non è italiano. Col tempo ci si abitua ma all’inizio la malinconia canaglia ti imprigiona e non ti lascia vedere le cose belle del paese nuovo. Eventualmente quando torna in Italia si lamenta anche sempre tutto e loda il paese dove invece vive. (‘na pazza insomma).
  • expat permaloso: a volte faccio parte di questo gruppo, lo ammetto. Ma un po’ tutti siamo permalosi.. Se volete davvero far arrabbiare un’expat basta dirgli “ ahhhhh come sei fortunato, COME TI INVIDIO! “. Tirate questa bomba e siete morti.
    Soprattutto se la dite a una moglie/mamma che ha seguito il proprio marito per il lavoro. Se la volete proprio vederla incazzata ditele pure “ehhh bella vita fai tu! A far la sciura all’estero”. Ecco sappiatelo che verrete disintegrati con gli occhi ad infrarossi che ogni donna expat ha in dotazione non appena va a vivere all’estero.
    Perchè? Spero voi sappiate la risposta a questa domanda, ma nel puro caso non ja fate ..Ecco sappiate che spesso andare a vivere all’estero comporta tantissimi sacrifici. Ma proprio tanti. Il primo fra tutti è aver a che fare con la solitudine. Non avere l’appoggio della famiglia, essere da soli a cavarsela sempre e comunque. Non è tutta rose e fiori.
    Ogni scelta comporta un sacrificio. Sia restare che partire.
  • l’expat d’annata : è quella che ha girato il mondo. La SAGGIA. Quella che ti aiuta sempre e comunque. Quella che ha lo sguardo con una luce particolare che ti dà serenità. Probabilmente si è fermata in un posto che ha scelto di chiamare casa ma con sempre il cuore in Italia (perchè il proprio paese rimane sempre nel cuore, con i suoi pregi e difetti). O forse dopo anni in giro e tornata a vivere in Italia e ti racconta davanti a un piatto thailandese che ha imparato a cucinare negli anni a Bangkok, storie fantastiche. Storie che ti fanno sperare. Rimani a bocca aperta e vedi i loro figli grandi in giro per il mondo a studiare o lavorare. Se sono riusciti a non far crollare il matrimonio (perchè girare come delle trottole mette a dura prova anche la coppia più felice soprattutto quando si decide di fermarsi) allora ti ritrovi probabilmente una coppia davanti in perfetto equilibrio. Perchè alle spalle hanno anni di capriole e prove superate da soli.
    Io spero tanto un giorno di essere così.

Probabilmente ce ne sono altri tipi e ridurre a pochi gruppi non è neanche giusto o facile. Ogni volta partire mi spezza il cuore per le persone che lascio. Ho amato ogni città ma soprattutto le persone e le amicizie che ho incontrato.
Andare via da San Francisco sarà un’altra dura prova, ma sono sicura che la nostra prossima destinazione sarà di nuovo una grandiosa avventura…

Quando la frase “guarda che vi butto tutti i giochi” diventa una triste realtà

photo Alzi la mani chi tra voi genitori non abbia almeno una volta urlato disperatamente, di fronte al caos incontrollabile dei giochi sparsi ovunque, “guardate che vi faccio sparire tutti i giochi se non mettete in ordine!”.
Io questa minaccia l’ho ripetuta un sacco di volte e spesso ho anche desiderato che tutti i giochi sparissero miracolosamente.
Ogni volta che mi mettevo a fare pulizia di giochi, non mi sembrava mai abbastanza e ho desiderato di poter buttare via tutto e di avere una stanza vuota con i giochi più cari o più usati.
E dire che io sono una che butta tanto o che dona il possibile, ma ce ne sono sempre troppi di giochi.
Per dei bambini expat poi, ma un po’ per tutti, i giochi sono punto di riferimento in tutti gli spostamenti. Sono i primissimi scatoloni che noi apriamo e quelli che fanno subito casa. Ogni regalo è di qualche amico in visita, di qualche Babbo Natale arrivato da lontano.
Il gioco preso in Ecuador, quelle macchinine di New York, i pupazzi dei Muppet Show con i quali Tommy è cresciuto a Manhattan, i Cicciobelli spediti dalla nonna oltreoceano perchè in America non esistono o costano un sacco; il pendolino regalato dalla zia, i libri in italiano, i topolini; i doni ricevuti dal Babbo Natale arrivato dal giardino a Las Vegas, la collezione di aerei di tutto il mondo, passione di mio figlio.

Ogni gioco un ricordo, un pezzettino di vita. Molti passano e vengono rimpiazzati, altri rimangono.
Perchè vi parlo di questo?
Perchè purtroppo un paio di giorni fa è successo un disastro nella nostra casa di San Francisco. Mio marito, restato in ITalia con noi per alcuni giorni per il matrimonio di mia sorella, si è trovato una casa disastrata e completamente allagata causa un tubo rotto ne lbagno al piano superiore.
Il bagno che stava esattamente sopra la camera dei giochi.
Il soffitto è crollato, tutta la casa, vecchissima e di legno, zuppa di acqua con mobili gofi, bolle sul soffitto, pavimenti distrutti.
Polvere di amianto pericolosissima che ha coperto tutti i giochi e che l’assicurazione ci ha raccomandato di buttare tutti perchè troppo pericolosi. Anche quello meglio messi.

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Tutti i giochi sono stati buttati via. Tutti.
I muppet show, le bambole, la cucina di legno che avevo costruito, i giochi di feltro che avevo cucito, il castello di legno costruito e dipinto per i miei bambini, i vestiti delle bambole…i libri, i colori. Tutto.
Certo, direte voi, sono solo giochi e potete ricomprarli. Certo.

Poi mobili, scarpe, vestiti (non molti per fortuna). Tutto che puzza di muffa.
Una casa da sgombrare completamente perchè pericolante. Per fortuna io con i bambini sono qui in Italia e dovremo rimandare il rientro e far cominciare la scuola ai bambini più tardi. Forse, perchè i programmi sono ancora incerti.
L’attesa di capire quanto ci mettano a ricostruire la casa per poi poter tornare. Mio marito che passa giorno e notte a buttare cose. Tutto la casa in un magazzino.

Cosa dico a miei figli? Come fare per evitare il trauma? Come si fa ad affrontare una stanza vuota di giochi?
Scusate, ma io all’idea ho pianto. E tanto.
Ricompreremo molte cose ma ovvio, probabilmente non tutte.
Forse è un segno. Forse è un modo per ricominciare. Certo è un modo traumatico e triste.
Ma poi si pensa che poteva succedere di peggio, che ci sono famiglie ben più disastrate, con problemi ben più grandi. Perchè è vero.
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Insomma il primo trauma l’ho digerito. Si ricomincia. Ora vediamo cosa succede…